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LA LETTERA DEL RUNNER Allenamento, scarpe e storie per correre con più criterio
Ciao runner,
Sono tornato dal TOR con una certezza: il traguardo racconta soltanto una parte della storia. Ho visto atleti arrivare dopo 330 e 450 chilometri, Michele Graglia fermarsi prima di Courmayeur e Raffaele Barbini continuare fino alla fine. Poi Dario Ferrante ha attraversato una crisi al trentesimo chilometro di un Mondiale da 100 km e ha chiuso quindicesimo. Intanto un Reel sulle sette ore in maratona ha acceso una discussione enorme.

Chi decide quanto vale un traguardo?

Questa settimana parliamo di cronometri, ritiri, medaglie, scarpe sparite in cinque minuti e una regola del tapis roulant che merita un aggiornamento. Il filo comune è il criterio con cui giudichiamo una prestazione.
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TOR330: due record dentro settantacinque minuti

Jiaju Zhao ha vinto il TOR330 in 65:55:22. Katharina Hartmuth ha chiuso in 67:10:09, conquistando vittoria femminile, record della gara e terzo posto assoluto. Dopo quasi tre giorni sulle montagne, il podio assoluto vive dentro 1:14:47.
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TOR450: Franco Collé, Raffaele e il viaggio intero

Franco Collé ha vinto il TOR450 al debutto in 122:01:57. A Courmayeur sono arrivati 116 atleti su 200 partenti. Tra loro c'era Raffaele Barbini, amico della community EAC. Quattrocentocinquanta chilometri danno al verbo “finire” un peso diverso.

Michele Graglia: la gara finisce, il film comincia

Seguivamo Michele da vicino. Il suo TOR si è fermato prima di Courmayeur, mentre la domanda che ci aveva portati fin lì diventava ancora più grande: quanto vale un viaggio rimasto incompiuto?
Abbiamo raccolto giorni di immagini, parole, notti e silenzi. Ne uscirà un grande video. Questa storia merita spazio, tempo e un montaggio capace di rispettarla.
Il ritiro chiude la classifica. Il racconto apre tutto il resto.
Foto: FIDAL
Foto: FIDAL

Dario 15°, gli azzurri quarti e le azzurre quinte al Mondiale della 100 km

Dario ha chiuso il Mondiale della 100 km in 6h37’16”, a 3’58,4”/km di media. Ha migliorato il personale di 4’28”, è stato il primo italiano al traguardo e ha guidato l’Italia al quarto posto a squadre, miglior risultato maschile dal 2015. Le azzurre hanno chiuso quinte, confermando il piazzamento della scorsa edizione.
Per Dario è stata una gara complicata e pazzesca allo stesso tempo. La sua gara si è costruita nei settanta chilometri finali. Il risultato impressiona; la decisione presa durante la crisi che racconta l’atleta.
Oggi alle 18:00 di oggi esce l’intervista esclusiva su Anime di Corsa.
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Sette ore in maratona: ecco che cosa volevo dire

La frase “la fa anche mia nonna” parlava del passo: sette ore equivalgono a circa 9’57”/km, poco più di 6 km/h. Un runner può impiegare sette ore correndo, alternando corsa e cammino, affrontando età, disabilità, salute, un problema fisico o una giornata terribile. Queste storie meritano rispetto.
Il mio punto riguarda una scelta precisa: partire con il progetto di camminare l’intera distanza, cercando soprattutto la medaglia e la frase “ho fatto New York”. Camminare 42 chilometri richiede fatica e volontà. Per me cambia la natura sportiva del gesto, perché la maratona nasce nell’atletica ed è corsa.
Il regolamento assegna la medaglia. La conversazione sul significato sportivo resta aperta.
Foto: Nike
Foto: Nike

Alphafly 4: cinque minuti e scaffale vuoto

Il lancio limitato del 17 settembre è andato esaurito in circa cinque minuti. La disponibilità ampia è annunciata per il 29 ottobre 2026.
Nike dichiara 10% di ritorno di energia in più rispetto ad Alphafly 3 e 5% di peso in meno nella taglia uomo 8.5. La nuova struttura combina schiuma ZoomX LT, unità Air Zoom aggiornate, piastra Flyplate in carbonio, tomaia Atomknit e suola Fast Shot.
Il sold out racconta il potere culturale della superscarpa. La prova sul runner decide tutto il resto: calzata, stabilità, ritmo gara e capacità di sfruttare una geometria aggressiva.
Top4Running presenta oggi la collezione Alphafly. La scheda della versione 4 arriverà con la disponibilità commerciale. Usa il codice ESCOACORRERE per il 5% di sconto, quando prodotto e promozione lo consentono.
Link partner: possiamo ricevere una commissione. Per te il prezzo resta quello mostrato dal negozio.
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Tapis roulant: la regola dell’1% merita un aggiornamento

Per trent’anni abbiamo impostato l’1% quasi per riflesso. Uno studio del 2026 ha messo quella regola alla prova su dodici runner uomini altamente allenati, confrontando tapis all’1% e pista da 400 metri alle stesse velocità.
A 12 km/h, la pista ha richiesto 3,6% di ossigeno in più per chilometro e il costo energetico è risultato 6,9% più alto. Avvicinandosi alla soglia, il divario energetico è cresciuto. Il gruppo era piccolo, il tapis era uno e l’ordine delle prove era fisso: dati interessanti, con confini chiari.
Da coach userei l’1% come punto di partenza. Ritmo, RPE, frequenza cardiaca, ventilazione, temperatura e risposta della macchina guidano la regolazione.
Allenamento della settimana: 4 × 6 minuti di soglia sul tapis 15 minuti facili. Poi 4 × 6 minuti a soglia controllata, con 2 minuti facili tra i blocchi. Chiudi con 10 minuti di defaticamento. Parti da 0,5–1% di pendenza e regola attraverso respiro, RPE e tecnica. Il quarto blocco deve conservare postura, appoggio e controllo.
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Obiettivo, tempo disponibile, storia sportiva e risposta agli allenamenti entrano nello stesso piano. Nel Running Coaching Esco a Correre Academy lavori con un coach che adatta il percorso, settimana dopo settimana.
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Quale traguardo ti ha reso più orgoglioso, anche se il cronometro raccontava poco?
Alcuni traguardi durano pochi secondi. Il viaggio che li precede resta addosso molto più a lungo. Ci leggiamo settimana prossima. Correte e fate l’amore. PS. Il documentario su Michele richiederà tempo. Le storie grandi hanno un difetto magnifico: rifiutano la fretta. Simone Luciani il tuo running coach
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